Nel 1993, nel corso di alcuni lavori edilizi per la sopraelevazione dell’edificio della Casa comunale, la Soprintendenza ha eseguito una campagna di scavi negli scantinati del Municipio. L’indagine esplorativa d’emergenza ha interessato cinque locali cantinati, con una strategia per larghe trincee. Sono state esplorate le stratificazioni relative a fasi di frequentazione di età greca da mettere in relazione con i resti di abitazioni già individuati nelle vicine aree della Banca Popolare e di via Tedeschi. Sovrapposti a tali resti sono però emersi anche lembi di una delle necropoli di età romana dislocate, a partire dal I sec. d.C., ai lati dei tratti iniziali delle antiche strade che dalla città conducevano verso Strongoli (l’antica Petelia) a Nord, verso il santuario di Hera Lacinia (Capo Colonna) a Sud e nel territorio intorno alla colonia. Anche le tombe del Municipio si datano dal lI al IV secolo d.C. e mostrano come tra epoca imperiale e tarda antichità Crotone sia ormai ridotta ad un centro secondario che vive rapporti stentati con il territorio, sebbene continui a mantenere un certo controllo sugli approdi utili durante il periodo estivo (Polibio X 1, 6). La motivazione di tale decadenza viene oggi attribuita al fatto che, quando nel 194 a.C. i Romani dedussero una colonia di 300 cittadini ad opera dei triunviri Cn. Ottavio, L. Emilio Paolo e C. Letorio (Livio XXXIV 45, 4; Velleio Patercolo I 15, 3), essa venne in prima battuta installata sul promontorio Lacinio non essendo stato apprezzato l’appoggio dato dalla plebe crotoniate ai Cartaginesi durante la seconda guerra punica. Solo con la fine del I secolo d.C. la colonia romana venne trasferita nel sito dell’antica polis greca, dove fu occupata però soltanto la collina dell’acropoli achea, come dimostra proprio la dislocazione topografica delle necropoli.
Reperti di epoca romana
Età Bizantina
Chiesa dell’Immacolata
Nel 1997, dopo la demolizione di un caseggiato del centro storico distrutto da un bombardamento nel 1942 tra corso Vittorio Emanuele e vico Cammariere, è stato messo in luce l’elevato superstite di un breve tratto della cinta muraria costruita alla metà del VI secolo d.C. La parte meglio conservata della struttura è il paramento sud antistante la chiesa dell’Immacolata che misura in lunghezza circa undici metri. L’alzato a vista consiste in tre corsi orizzontali e paralleli di blocchi parallelepipedi di taglia abbastanza omogenea (lung. cm 110/126; alt. cm 45/55; spess. cm 20/30) affiancati gli uni agli altri su potenti letti di malta bianca. I conci, tagliati nella tipica calcarenite del Marchesato, provengono tutti dalla spoliazione dei ruderi di edifici di età greca o forse delle stesse mura difensive di Kroton, in disuso già dal III secolo a.C. Alto pressappoco un metro e mezzo e largo ben quattro metri, detto paramento è sormontato, ad ovest, da brandelli di apparecchiature murarie più recenti, di spessore ridotto a circa due metri e fattura molto rozza. Sulla parte rasata poggia, del resto, all’estremità orientale del versante nord, un muro dalla tessitura irregolare, che affianca materiali di spoglio diversi per natura, forma e dimensione, per il quale è ugualmente plausibile una datazione all’alto Medioevo ma senz’altro successiva all’età giustinianea (527-565 d.C.). La poderosa cinta muraria fu dunque realizzata con una tecnica di tradizione romana: comprimendo, cioè, un involucro cementizio (che affogava pietrame e spezzoni di laterizi in abbondante malta) alternativamente per testa e per taglio, allo scopo di ancorarsi meglio al nucleo interno. Nel corso della campagna di scavi, contestualmente alla sistemazione dell’area, è stata effettuata una ricerca volta a far emergere le membrature murarie, che sono diventate al tempo stesso elementi di arredo e luogo di memoria.
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