Personaggi storici

Questa sezione è dedicata alle più importanti figure di ogni tempo che hanno contribuito alla storia di Crotone.

I Fratelli Bandiera

L’esperienza dei Fratelli Bandiera in Calabria si inserisce all’interno di quel clima politico sviluppatosi in Italia grazie alla diffusione dei valori e dello spirito libertario, che avevano animato i giacobini e che avevano contagiato anche i gruppi carbonari italiani.  Giuseppe Mazzini, attraverso le associazione segrete della Giovine Italia e della Giovine Europa, continuava la sua opera di cospirazione volta alla liberazione del popolo italiano dagli oppressori e all’unione degli Stati italiani in un’unica repubblica. Queste idee di libertà avevano raggiunto anche la Calabria, dove il 15 marzo 1844, a Cosenza, un tentativo di insurrezione,  organizzato dal comitato liberale napoletano, aveva avuto esito negativo, portando alla fucilazione dei ribelli insorti. La voce di un’insurrezione generale in Calabria era giunta ai fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, giovani liberali fondatori di una loro società segreta, l’Esperia. Essi, sulla scia dell’entusiasmo suscitato dalle rivolta,  decisero di organizzare una sollevazione popolare nel Sud Italia che partisse dalla Calabria.
I due, insieme a 17 compagni salparono da Corfù la sera fra il 12 e il 13 Giugno, sul Trabaccolo “Spiridione”. Facevano parte della spedizione: Nicola Ricciotti da Frosinone, Domenico Moro da Venezia, l’avvocato Anacarsi Nardi, modenese, Giovanni Vannucci da Rimini, Giacomo Rocchi da Lugo, Francesco Berti da Lugo, Domenico Lupatelli da Perugia, Giovanni Manesci da Venezia, Carlo Osmani da Ancona, Giuseppe Pacchioni da Bologna, Luigi Nanni, Piazzoli Pietro e Luigi Miller forlivesi, Francesco e Giuseppe Tesei da Pesaro, Paolo Mariani milanese, e Tommaso Mazzoli bolognese. La guida calabrese era Battistino Meluso, detto il Nivaro. Vi era inoltre un corso di Oletta, chiamato Pietro Boccheciampe.
La sera del 16 sbarcarono alla Foce del Neto, presso Laganetto (Cantorato) e si diressero nell’interno in cerca di rifugio. Passata la notte presso la chiesetta del fondo “Sala”, attaccata al Palazzo del Marchese Majda, accolti dal torriere Bernardo Acciardi, ripartirono all’alba del 17, e trovarono rifugio nella “Masseria Poerio” ad 8 km ca. da Crotone, di proprietà del Marchese Albani.
Saputo da due contadini del servizio, Bruno Abbruzzini e G. Battista Misiano e dall’esperto di Campagna del Marchese Albani, Girolamo Calojro, della calma che regnava nella zona, decisero di proseguire alla volta di Cosenza. Il 18 giugno partirono per S. Severina. Durante il percorso si accorsero che il loro compagno Pietro Boccheciampe era sparito. Costui si era, infatti, recato a Crotone per denunciare i suoi compagni alla Sottointendanza. Si dice che prendesse alloggio il 17 giugno  in una  locanda detta “Da Bastuna”, sita in Piazza Umberto I a Crotone.
I patrioti trascorsero la notte tra il 18 e il 19 giugno nel bosco di S. Elena, fondo di proprietà del Dramis di Scandale. Al  mattino, varcarano il Neto nei pressi del “Passo del Carro”, per il varco di S. Elena, trovandosi nella Contrada Corazzo sulla sponda sinistra del fiume. Proseguirono poi per la carovaniera di Topanello – Macchiole, Ceramidio, Bruchetto. Mentre la Comitiva proseguiva per Belvedere Spinello, nella contrada “Petralonga”, tra la rupe del Salto e il corso del Neto, alle 17.30  avvenne uno scontro, in cui vi furono due morti tra gli Urbani di Belvedere Spinello.
I fratelli Bandiera ed i loro compagni proseguirono verso Caccuri. Dopo aver sostato nel luogo detto Laconi, si diressero verso S. Giovanni in Fiore. Passando dai comuni di Cerenzia e Casino (odierna Castelsilano)  si fermarono per poco nel Casino del “Vordò”, dei Sigg. Lopez. Qui il brigante Meluso venne riconosciuto dalle persone del posto che, credendo anche i patrioti briganti, fecero pervenire un biglietto d’allarme al Capo Urbano di S.Giovanni in Fiore.  Quando la comitiva, ripreso il cammino, giunse alla “Stragola” avvenne uno scontro a fuoco in cui persero la vita Giuseppe Miller e Francesco Tesei. Domenico Moro venne ferito ad un braccio, mentre Anacorsi Nardi ad una coscia. In quell’occasione  vennero catturate 12 persone: Attilio ed Emilio Bandiera, Moro, Ricciotti, Nardi, Rocca, Venerucci, Pacchioni, Lupatelli, Manessi, Berti, Piazzoli. Il brigante Meluso riuscì a sfuggire alla cattura. I prigionieri vennero condotti a S. Giovanni in Fiore. Gli altri 5, che durante lo scontro erano riusciti a fuggire, vennero catturati presso Castelsilano.
I caduti alla “Stragola” (Miller e F. Tesei) furono seppelliti nella chiesa della S.Annunziata a  S. Giovanni in Fiore.
Il 23 giugno i prigionieri vennero condotti per le vie della Sila a Cosenza dove si svolse il processo. I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera e 7 dei loro compagni, per volontà del re Ferdinando, furono condannati a morte e fucilati nel Vallone di Rovito il 25 luglio 1844 al grido di “Viva l’Italia“. Gli altri compagni furono graziati e la loro pena venne commutata in quella del carcere a vita. Le salme dei due fratelli e di Moro furono traslate a Venezia nel 1867. Le altre, tumulate inizialmente nella chiesa di S. Agostino a Cosenza e nel 1848 nel Duomo, furono nel corso degli anni inviate nelle rispettive città native.



The experience of the Bandiera’s broders in Calabria fits inside that political atmosphere developed in Italy thanks to the diffusion of the values of the libertarian spirit, that had inspired the Jacobins that had affected even the Italian carbonaro groups. Giuseppe Mazzini, through the secret associations Giovine Italia and Giovine Europa, went on with his opera of conspiracy aimed at the liberation of the Italian population from the oppressors and unity of the Italian states into one Republic.

These ideas of liberty had even reached that part of Calabria, where on the 15th March of 1844,in Cosenza, after an attempt of insurrection, arranged by the Neapolitan liberal committee that had a negative result, brought at the fucilation of the insorted. The rumour of a general insurrection in Calabria had reached the Venetian broders Attilio and Emilio Bandiera, young liberal founders of a secret society, called the Esperia. Carried by the enthusiasm risen from the rebellion decided to organise a revolution in South Italy that started from Calabria.

The two along with 17 comrades sailed from Corfù the night between the 12th and 13th June on the Trabaccolo Spiridione. Were part of the expedition: Nicola Ricciotti from Frosinone, Domenico Moro from Venice, the modenese lawyer Anacarsi Nardi, Giovanni Vannucci from Rimini, Giacomo Rocchi and Francesco Berti from Lugo, Domenico Lupatelli from Perugia, Giovanni Manesci from Venice, Carlo Osmani from Ancona, Giuseppe Pacchioni from Bologna, Luigi Nanni, Piazzoli Pietro and Luigi Miller from Forlí, Francesco and Giuseppe Tesei from Pesaro, the Milanese Paolo Mariani, and the bolognese Tommaso Mazzoli.

At the head the calabrese Battistino Meluso, even called the Nivaro. Furthermore there was a corse from Oletta called Pietro Boccheciampe. The night of the 16th landed at the estuary of the river Neto, near Laganetto (Cantorato) and headed for the inland in search of a shelter. After spending the night at the church of (fondo Sala) attached to the Marquese Madja’s Palace they were took in by the tower keeper Bernardo Acciardi, then set off at dawn of the 17th, and found shelter in the Poerio estate, property of the marquise Albani, about 8km. from Crotone.

Informed by two farmers, Bruno Abruzzini and G.Battista Misiano and by the farm expert the Marquese Albani, Girolamo Calojro, about the atmosphere of peace going through the area, decided to proceed for Cosenza. On the 18th of June set off for S.Severina.

During the path realised that one of their companions, Pietro Boccheciampe, had disappeared. In fact he had gone to Crotone to report his comrades to the authorities. It is said that on 17th June he was housed in a tavern called “Da Bastuna” located at the plaza Umberto I in Crotone.

The patriots spent the night between the 18th and the 19th of June in the wood of S.Elena, property of the Dramis of Scandale. In the morning crossed the river Neto near “Passo del Carro”, through the passage of S.Elena, founding themselves on the left riverside.

Then proceeded for the caravan of Topanello-Macchiole, Ceramidio, Bruchetto. Meanwhile the comitive headed for Belvedere Spinello, in the district of Petralonga, between the cliff of Salto and the river course, at 17:30 took place a battle, resulting in two deaths among the Urbani of Belvedere Spinello.

The Bandiera’s broders with their companions proceeded for Caccuri. After having stopped in a place called Laconi, they headed for S.Giovanni in Fiore. Passing through the towns of Cerenzia and Casino(now Castelsilano) and briefly stopping at Casino of “Vordò”, owned by mr. Lopez. Here the bandit Meluso was recognised by the locals that having trust of the bandit patriots, had a warning received to the Urban chief of S.Giovanni in Fiore. When the comitive resumed its path, once arrived in Stragola, a firefight took place where lost their lives Giuseppe Miller and Francesco Tesei.

Domenico Moro was wounded in the arm and Anacorsi Nardi in the thigh. In that occasion were taken prisoners 12 people: Attilio and Emilio Bandiera, Moro, Ricciotti, Nardi, Rocca, Venerucci, Pacchioni, Lupatelli, Manessi, Berti, Piazzoli. The bandit Meluso was able to escape the capture. The prisoners were conducted in S.Giovanni in Fiore.

The other five, that during the fight were able to escape, were then captured near Castelsilano. The fallen (Miller and F. Tesei) were buried in the church of S.Annunziata in S.Giovanni in Fiore. On the 23rd of June the prisoners were taken along the streets of Sila in Cosenza where the trial took place.

The broders Attilio and Emilio Bandiera and 7 of their companions,by the will of the king Ferdinand, were sentenced to death and fucilated in the valley of Rovito on the 25th July 1844 at the cry of “long live Italy!”. The other comrades were pardoned and their punishment switched to life imprisonment.

The bodies of the the two broders and the one of Moro were moved in Venice in 1867. The other ones initially buried at the church of S.Agostino in Cosenza and after being moved in 1848 in the Cathedral, were through the years sent in their respective hometowns.


La experiencia de los hermanos Bandiera en Calabria se inserta dentro de ese clima político que se desarrolló en Italia gracias a la difusión de los valores y del espíritu libertario, que habían animado a los jacobinos y que habían contagiado también a los grupos carboneros italianos.

Giuseppe Mazzini , a través de las asociaciones secretas de la Giovine Italia y de la Giovine Europa, continuaba su obra de conspiración dirigida a la liberación del pueblo italiano de los opresores y a la unión de los estados italianos en una sola república.

Estás ideas de libertad habían llegado también a Calabria, donde el 15 de Marzo de 1844, en Cosenza, un intento de insurrección, organizzando por el comité liberal napolitano, había fracasado, llevando al fusilamiento de los rebeldes insurgentes. La voz de una insurrección general en Calabria había llegado a los hemanos venecianos Attilio y Emilio Bandiera, jóvenes liberales fondadores de su sociedad secreta, la Esperia.

Ellos, siguiendo el entusiasmo suscitado por la revuelta, decidieron organizar un levantamiento popular en el sur de Italia que partiera de Calabria.

Los dos, juntos con 17 compañeros zarparon de Corfú la tarde entre 12 y 13 de junio, en el Trabaccolo ”Spiridione”. Formaban parte de la expedición: Nicola Ricciotti de Frosinone, Domenico Moro de Venecia, el abogado Anacarsi Nardi, modenese, Giovanni Vannucci de Rimini, Giacomo Rocchi de Lugo, Francesco Berti de Lugo, Domenico Lupatelli de Perugia, Giovanni Manesci de Venecia, Carlo Osmani de Ancona, Giuseppe Pacchioni de Bolonia, Luigi Nanni, Piazzoli Pietro y Luigi Miller forlivesi, Francesco e Giuseppe Tesei da Pesaro, Paolo Mariani milanese, y Tommaso Mazzoli bolognese. El guía de Calabria era Battistino Meluso, llamado el Nivaro.

Había también un corso de Oletta, llamado Pietro Boccheciampe.

La noche del 16 desembarcaron en la boca del río Neto cerca de Laganetto (Cantorato) y se dirigieron hacia la zona interna en busca de refugio. Pasado la noche en la pequeNa iglesia del fondo “Sala”, unida al Palacio del Marqués Madja , acojidos por el torreón Bernardo Acciardi, partieron al alba del 17, y encontraron refugio en la “Masseria Poerio” a 8km. de Crotone, propriedad del Marqués Albani.

Enterado por dos campesinos, Bruno Abbuzzini y G.Battista Misiano y el experto de campaNa del Marqués Albani, Girolamo Calojro, de la calma que reinaba en la zona, decidieron continuar hacia Cosenza.

El 18 de junio partieron hacia S.Severina. Durante el recorrido se dieron cuenta de que su compañero Pietro Boccheciampe había desaparecido. Éste, de hecho, había ido a Crotone para denunciar a sus compañeros a la Subintendencia. Se dice que se alojó el 17 de junio en una taberna llamada “Da Bastuna”, ubicada en la Piazza Umberto I en Crotone.

Los patriotas pasaron la noche entre el 18 y el 19 de junio en el bosque de S.Elena, propriedad del Dramis Scandale. Por la mañana, cruzaron el Neto cerca del “Paso del Carro” para el paso de S.Elena, encontrándose en la Contrada Corazzo en la orilla izquierda del río. Luego siguieron a la caravana de Topanello-Macchiole, Ceramidio, Bruchetto.

Mientras la comitiva continuaba hacia Belvedere Spinello, en el barrio “Petralonga”, entre el peñasco del Salto y el curso del Neto, a las 17:30 tuvo lugar un enfrentamiento, en el que hubo dos muertos entre los urbanos de Belvedere Spinello.

Los hermanos Bandiera y sus compañeros continuaron hacia Caccuri. Después de detenerse en el lugar llamado Laconi, se dirigieron hacia S.Giovanni in Fiore. Pasando por los municipios de Cerenzia y Casino (actual Castelsilano) se detuvieron brevemente en el Casino del “Vordó”, de los Sigg. Lopez. Aquí el brigante Meluso fue reconocido por las personas del lugar que, creyendo también a los patriotas bandidos, hicieron llegar una nota de alarma al Capo Urbano de S.Giovanni in Fiore.

Cuando la comitiva, reanudó el camino, llegó a la “Strangola” se produjo un tiroteo en el que perdieron la vida Giuseppe Miller y Francesco Tesei. Domenico Moro fue herido en un brazo, mientras que Anacorsi Nardi en un muslo.
En esa ocasión fueron capturadas 12 personas: Attilio y Emilio Bandiera, Moro, Ricciotti, Nardi, Rocca, Venerucci, Pacchioni, Lupatelli, Manessi, Berti, Piazzoli. El bandido Meluso logró escapar de la captura.

Los prisioneros fueron llevados a S.Giovanni in Fiore. Los otros 5, que lograron escapar durante el enfrentamiento, fueron capturados cerca de Castelsilano.

Los caídos en la “Strangola” (Miller y F.Tesei) fueron enterrados en la iglesia de la S.Annunziata en S.Giovanni in Fiore.

El 23 de Junio los prisioneros fueron conducidos por las calles de la Sila a Cosenza donde tuvo lugar el juicio. Los hermanos Attilio y Emilio Bandiera y 7 de sus compañeros, por voluntad del rey Ferdinando, fueron condenados a muerte y fusilados en el Vallone di Rovito el 25 de Julio de 1844 al grito de “Viva Italia” .

Los otros compañeros fueron perdonados y su pena fue conmutada por la de prisión perpetua. Los restos de los dos hermanos y de Moro fueron trasladados a Venecia en 1867. Los otros , enterrados inicialmente en la iglesia de S.Agostino en Cosenza y en 1848 en el Duomo, fueron enviados a lo largo de los años a sus respectivas ciudades nativas.

Raffaele Lucente (1831-1890)

Raffaele Lucente, politico democratico, nacque a Crotone il 25 aprile del 1831. Studiò medicina a Napoli, conseguendo il titolo di chirurgo il 18 settembre del 1858. Si dedicò in un primo tempo alla professione medica, conseguendo buona fama anche Oltralpe, grazie a due difficili interventi perfettamente riusciti. Intrapresa la carriera politica, dopo aver ricoperto la carica di consigliere comunale nel 1866, nel 1867 fu sindaco di Crotone, carica che ricoprì più volte (di nuovo dal 1876 al 1881 e dal 1889 al 1890). Nel 1880 venne eletto deputato. Fu animatore della Società operaia di mutuo soccorso, nata in Crotone nel febbraio del 1880. Negli anni del suo operato, contribuì al risanamento edilizio della città, dotandola di un teatro comunale e di un sistema di illuminazione pubblica a petrolio. Fu, tra le altre cose, l’artefice dell’abbattimento delle mura cittadine che ancora circondavano Cotrone, da lui considerate retaggio di un’epoca di barbarie, la cui parziale distruzione permise la costruzione di una strada di collegamento tra l’attuale piazza Pitagora (già Piazza Regina Margherita) e il quartiere della Marina, nonché l’apertura dei portici in luogo dell’antica Porta di Terra che segnava l’ingresso alla città. Ancora, si premurò che venisse compiuto un tratto della strada Cotrone – Capocolonna, e, se le condizioni di salute non lo avessero costretto alle dimissioni anticipate, avrebbe voluto portare a compimento i lavori di esecuzione dell’acquedotto comunale. Così, infatti, si esprimeva nel discorso tenuto in occasione delle sue dimissioni, rivolgendosi al Consiglio Comunale:

Avrei voluto infine unire il mio al vostro voto per l’opera redentrice del nostro paese – aspirazione incessante dei naturali e di quanti ne ospita da ogni lido la nostra città. Alludo alla conduttura dell’acqua che per la quantità e qualità deve trasformare il paese, facendogli acquistare il primato tra le Calabre terre, che per la sua posizione, per la veracità del suolo, per la mitezza del clima, per la ricchezza dei prodotti e delle case non possono contrastarle.
Ero sul procinto di far approvare dalle SS. LL. la esecuzione dello studio della variante al progetto già studiato, per la quale le poche migliaia di Lire indi pensabili, ci faranno uscire dal dubbio dell’attuabilità della conduttura.
Auguro al mio successore ciò che io non ho potuto fare, e ritragga egli dal bisogno, dalla bontà e dalla grandezza dell’opere, con la coscienza di volerla, l’ardimento di saperne proporre i mezzi per eseguirla (Archivio Storico del Comune di Crotone, Delibera di Consiglio Comunale, Sessione straordinaria, 5 giugno 1890).

Si spense il 24 novembre del 1890. Il politico fu molto amato dalla cittadinanza. In seduta di Consiglio, nel giorno 25 ottobre 1890, nel dare comunicazione della sua morte l’Avv. Carlo Turano ebbe parole altamente elogiative per descriverne il carattere e l’operato:

A nome dei miei amici del Consiglio che con me furono sempre fedeli compagni di lotte dell’ Illustre estinto, rendo le mie più vive azioni di grazie alla Onorevole Giunta, per quanto ha oprato in occasione delle funebri onoranze testé rese al compianto Commendator Lucente. Essa questa volta si è mostrata degna del posto che occupa e sincera interprete del sentimento popolare.
Raffaele Lucente, dopo morte, va oltre i partiti, e noi tutti indistintamente veneriamo la memoria come del padre del nostro paese (Archivio Storico del Comune di Crotone, Delibera di Consiglio Comunale, Sessione straordinaria, 25 ottobre 1890).


Raffaele Lucente, democratic politician, was born in Crotone on the 25th April 1831. He attended medical school in Naples and accomplished the title of surgeon on the 18th December 1858. Initially focuses on his medical profession, obtaining great international recognitions especially thanks to two complicated successful surgeries.

Then pursues his political career, firstly becoming municipal councillor in 1866 and after, holding the position for several times as mayor( 1876-1881, 1889-1890). In 1880 was elected as congressman. He was animator of the workers’ mutual aid society, founded in Crotone on February 1880.

During his career, he contributed at the urban building rehabilitation, providing a municipal theatre and an oil public lightning system. Among the many things, he was the author of the demolition of the city walls that still surrounded Crotone, considered a heritage of a barbaric period, of which the partial destruction made possible the construction of a connecting road from the current Piazza Pitagora( then already called Piazza Regina Margherita) and the district of the Marina, as well as the construction of the porticoes in the area on the ancient Porta di Terra, that marked the entrance to the city.

Furthermore showed concern in the realisation of a stretch of road connecting Crotone with Capocolonna and the construction of the municipal pipeline, unfortunately never completed due to his health conditions that forced him to resign. In the speech in occasion to his resignation, he praised the many qualities of Crotone as a city and as a geographical area, wishing to his successor to always operate in favour of the improvement and the good of the city.

He passed away on November 24th 1890.

The politician was very much loved by all of the citizens. In occasion of the council meeting in honour to his death, occurred on the 25th October 1890, the lawyer Carlo Turano uttered highly complimentary words to remember the great work and the exquisite personality of this illustrious citizen.


Raffaele Lucente, político democrático, nació en Crotone el 25 de April 1831.

Estudió medicina en Nápoles, obtuvo el título de cirujano el 18 septiembre 1858.

Inicialmente se dedicó a su profesión de médico, y goza una reputación internacional, también gracias a dos cirugías difíciles perfectamente logradas. Comenzó su carrera política ocupando el carga de consejal municipal en el 1866, de alcalde de Crotone en 1867, carga que ocupó muchas veces(1876-1881 y 1889-1890). En el 1880 fue elegido diputado. Fue animador de la sociedad obrera de ayuda mutua, contribuyó a la remodelación urbana, dotando a la ciudad de un teatro municipal y de un sistema de iluminación pública.

Fue el artífice de la demolición de las murallas que aún rodeaban Crotone, que según él constituían un legado de una época de barbarie, así permitiendo la costrucción de una carretera de conexión entre la actual Piazza Pitagora (ya antes Piazza Regina Margherita) y la zona de la Marina, también la apertura de los pórticos en el lugar de la Antigua “Porta di Terra”( Puerta de Tierra), donde había la entrada de la ciudad.

Además se ocupó de la costrucción de un tramo de la carretera Crotone-Capocolonna, y de las obra de ejecución del acueducto municipal, nunca terminado debido a su estado de salud que lo obligó a renunciar antes de tiempo.

En su discurso de dimisión, elogió las muchas caulidades de Crotone como ciudad y también como área geográfica, deseando a su sucesor de actuar siempre en favor del progreso y del bien de la ciudad. Falleció el 24 de noviembre 1890. Fue un político muy querido por todos los ciudadanos.

En ocasión de la sesión del Consejo en honor a su muerte, ocurrida el 25 de octubre 1890, el abogado Carlo Turano, pronunció palabras muy elogiosas para recordar el gran trabajo y la exquisita personalidad de este ilustre ciudadano.

Armando Lucifero (1855-1933)

Appartenente ad una delle più antiche famiglie patrizie della città, Armando Lucifero nacque a Crotone il 18 settembre del 1855, dal marchese Antonio e da Teresa Capocchiano. Educato secondo i severi criteri di allora, si dedicò con profitto allo studio di svariate discipline, dalle lettere alla storia, dalla scienza all’archeologia. Piuttosto che lasciare la sua città natale, come molti studiosi dell’epoca usavano fare, visse sempre a Crotone affiancando il padre nella cura delle proprietà di famiglia. Distaccandosi dal modus operandi di una nobiltà che, in quegli anni, nel Marchesato crotonese viveva nella “più completa apatia”(tratto da Falcone Lucifero, Tonna, Editoriale crotonese, Crotone, 1993, pag. 15) affidando ad affittuari la cura degli estesi latifondi che ancora disegnavano il Meridione, Armando Lucifero seppe anticipare i tempi, applicando sistemi vicini alle moderne modalità imprenditoriali nella gestione delle terre ed in particolare nel rapporto con i braccianti. In Mammalia Calabra, serie di articoli pubblicati sulla Rivista di Scienze Naturali di Siena, riuniti in volume nel 1909, lascia un’interessante prova della sua sensibilità ai mali che affliggono le classi più umili, proponendo più di un’alternativa alla condizione agraria del crotonese. Egli considerava che i contratti agrari in uso in quel tempo, troppo esosi e gravosi per i contadini,  provocassero, in alcuni casi,  l’abbandono delle terre. Da ciò ne derivava un danno anche per il latifondista che, in mancanza di forza lavoro, era indotto ad un minor sfruttamento delle proprietà. Tra le proposte del Marchese,  quella di imporre per legge un limite massimo di ore lavorative e minimo di lavoro giornaliero e la compartecipazione delle classi operarie agli utili in tutte le Società e le Fabbriche sulla scia di quanto già avveniva in alcuni paesi dell’Europa. “Questa mutua corrispondenza di doveri e di diritti armonizzerebbe gli interessi di tutti tra loro, ed invece di proclamare lo sfruttamento scambievole tra le diverse condizioni sociali, proclamerebbe lo sfruttamento della terra in proporzioni eque e giuste a favore di ciascuno” (tratto da Armando Lucifero, Mammalia Calabra, Siena, 1909, pag. 85). Queste idee, ispirate a principi vicini al socialismo, erano anche presenti nelle Società operaie di Mutuo Soccorso, nate  sul finire dell’Ottocento proprio per sopperire alla mancanza di forme di previdenza sociale, di assistenza sanitaria e di lavoro.  La vasta cultura e l’umana sensibilità di Armando Lucifero lo fecero distinguere, dunque, da quel patriziato locale, ignorante ed esageratamente ricco, che il figlio Falcone ha ben descritto nel suo libro Tonna.
Nonostante gli impegni lavorativi, egli “trovò il tempo ed il modo di dedicarsi con alto intelletto a ricerche naturalistiche, a speculazioni intellettuali storiche, a studi archeologici” (Archivio Storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n. 289 del 26-5-1934).
Pubblicò i risultati dei suoi studi in più opere, sempre apprezzate dal mondo della  cultura. Tra quelle di carattere  storico, dedicate soprattutto alle vicende della città di Crotone, ricordiamo: Quarantacinque giorni di Repubblica in Crotone, edita nel 1901; Il 1799 nel Regno di Napoli (1909), che narra la sfortunata avventura della Repubblica Partenopea a Crotone; Cotrone dal 1800 al 1808 (1922-1924), voluminosa cronaca degli eventi cittadini di quegli anni; La Magna Grecia (1931-1935), traduzione della famosa opera di François Lenormant, cui il Lucifero dedicò gli ultimi anni della sua vita.
Tre le opere scientifiche, ancora oggi sicuramente interessanti e che documentano l’attenzione posta dallo studioso nell’analisi dell’avifauna calabrese. Avifauna Calabra è, infatti, il titolo di una di esse, apparsa prima sotto forma di articoli, pubblicati sulla rivista ornitologica «Avicula» e poi edita a Siena nel 1901. Oggetto di ammirazione da parte di celebri sismologici fu anche Del terremoto in Calabria degli 8 settembre 1905 e dei terremoti in generale (1906).
Espresse il lirismo della sua anima in varie opere poetiche: Tiberio (1927), poema drammatico in 7 atti; Versi, pubblicati nel 1929, contenente anche una cantica ispirata all’eroe magiaro Alessandro Petofi; Siberiade (1931), scritta negli ultimi anni, narrante in 12 canti della guerra tra Crotone e Sibari.
Costante fu il suo impegno per la salvaguardia paesaggistica e per la scoperta archeologica. Raccolse “con cura, con diligenza, con sapere, ogni elemento: monete, terrecotte, bronzi, vetri, tutto quello che affiora, tutto quello che si rinviene […]. In tal modo esplicò le funzioni di Ispettore Onorario degli Scavi e Monumenti. Può dirsi l’antesignano delle esplorazioni paletnologiche e paleontologiche in Calabria: ed è fatica ed onore a Lui, se il Civico Museo si adorni del prezioso cranio neolitico di Carìa […]”(Archivio Storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n. 289 del 26-5-1934), rinvenuto nel Comune di Girifalco in due tombe di età neolitica e conservato presso il Museo di Crotone.
Propiziò l’Istituzione del Museo Archeologico Comunale, istituito nel 1910, assieme a Filippo Eugenio Albani e Nicola Sculco. Al Museo fece dono anche di una ricca collezione di monete. Fu tra le altre cose, più volte Consigliere ed Assessore al Comune e Delegato Scolastico per molti anni. Morì a Roma il 27 dicembre 1933. Lasciò in dono al Liceo Ginnasio “Pitagora” la sua collezione di oltre trecento uccelli imbalsamati. Quella di fossili e conchiglie, donata alla Regia Scuola Industriale, risulta purtroppo oggi perduta.
Nel 1983, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, il figlio Falcone si fece promotore di un Premio nazionale “Armando Lucifero” rivolto soprattutto ai giovani studiosi,  dedicato alla memoria del padre e riservato ad opere storiche sulla Calabria, dalla preistoria all’età contemporanea, pubblicate negli ultimi tre anni o inedite. I premi assegnati avrebbero dovuto essere due, rispettivamente di 3 e 2 milioni di Lire, offerti da Falcone Lucifero. Già nel 1936 era stato bandito un concorso per un’opera storica, vinto dalla studiosa calabrese Teresa La Cava.
Sempre in occasione della celebrazione del cinquantenario sono state ristampate due delle opere di Armando Lucifero, Mammalia Calabra e Il 1799 nel regno di Napoli, mentre una ristampa de La Magna Grecia si era avuta nel 1976.


Armando Lucifero was born in Crotone on the 18th September 1855, from the Marquis Antonio and Teresa Capocchiano, belonged to one of the most ancients patrician families of the city.

Raised with the severe criterias of the time, he dedicated his time to the study of different disciplines, from literature to history, even archeology. Rather than abandoning his hometown, like the academics of the time used to, assisted his father in taking care of the family’s properties.

Distancing himself from the modus operandi of the nobility, that normally left the care of the large estates of the South to the tenants, Armando Lucifero was able to anticipate the times by applying imprenditorial methods similar to the ones used nowadays in the management of the lands especially in relation to the labourers.

Mammalia Calabria, a series of articles published on a journal of natural sciences of Siena, reunited into one volume in 1909, is proof of his particular sensibility towards the ills that afflict the poorest by proposing an alternative to the local agrarian conditions.

He considered the agricultural contracts of the time to constitute tasks of too much difficulty and burdensome for the farmers, so much so that many of them decided to abandon the lands.

From this the latifondists too result damaged because they find themselves in a shortage of workforce being unable to fully exploit the lands. Among the many proposals done by the Marquis merge the one imposing by law a maximum limit on working hours and a minimum day labor.

The aim was to create a mutual corrispondence of duties and rights armonizing the relationship between both parts by promoting an exploitation of the lands in fair and just proportions for the benefit of each.

These ideas of socialist inspiration were already present in the Mutual aid workers’ associations found at the end of the nineteenth century to overcome the lack of social welfare, healthcare and work.

He stood out among the others for his vast culture and sensibility, something that the son perfectly depicted in his book “Tonna”.

Despite his working commitments he found the time and the way to dedicate himself to the study of naturalistic investigations, intellectual historical speculations and archeological studies.

Published many operas of historical character especially occurred in Crotone: Quarantacinque giorni di repubblica in Crotone 1901,” Il 1799 nel Regno di Napoli (1909), that tells the unlucky adventure of the Neapolitan Republic in Crotone, Cotrone dal 1800 al 1808 (1922-1924), voluminous chronicle of local events in those years, La Magna Grecia (1931-1935), translation of the famous opera of François Lenormant.

Among the scientific field, some articles were dedicated to the study of the bird life in Calabria and others to the earthquakes occurred in Calabria in 1905 /1906. Constant was his commitment to landscape preservation and archeological discoveries.

He was considered the pioneer of palynological and paleontological explorations in Calabria, especially to him we owe the Neolithical skull of “Carìa” found in two tombs of the neolithical period in Girifalco and preserved in the Museum of Crotone.

He promulgated the construction of the Municipal Archeological Museum in 1910 with the help of Filippo Eugenio Albani and Nicola Sculco.

He donated to the Museum a vast collection of coins. Among the other things he was elected many times as city counsillour and education officer for many years.

He passed away on the 27th December 1933 in Rome. He donated at the High School Gymnasium “Pitagora” a collection of about three hundreds stuffed birds. In 1983 in occasion of the fiftieth anniversary of his death, his son Falcone promoted a National award “Armando Lucifero” especially aimed at young intellectuals that published operas of historical character about Calabria, from prehistory to contemporary age.

During the same occasion, some of his most renomated operas, such as Mammalia Calabria, Il 1799 nel Regno di Napoli and La Magna Grecia, were republished.


Armando Lucifero(1855-1933) busto de bronce.

Perteneciente a una de las familias patricias más antiguas de la ciudad, Armando Lucifero nació en Crotone el 18 de septiembre 1855, del Marqués Antonio y Teresa Capocchiano.

Educado según los estrictos criterios de entonces, se dedicó al estudio de diferentes materias, literatura, historia y arqueología.

En vez de dejar su ciudad natal, como hacían muchos estudiosos de entonces, vivió siempre en Crotone ayudando el padre en el cuidado de las propriedades de la familia.

Distancíandose del modus operandi de la nobleza, que encomendaba el cuidado de las vastas tierras del sur a arrendatarios, fue capaz de anticipar el tiempo aplicando métodos empresariales similares a los sistemas modernos especialmente en relación a los obreros.

En Mammalia Calabria, serie de artículos publicados en la Revista de Ciencia Natural de Siena, que reúne en un solo volumen en el 1909, muestra su sensibilidad a los males que afligen las clases más humildes, presentando diferentes alternativas a la condición agraria local.

Según él los contratos agrarios de aquella época, eran demasiado caros y pesados para los campesinos y provocaban, alguna vez, el abandono de las tierras.

Esto constituía también un daño para el latifundista que, dejado sin obreros, no pudía aprovechar al máximo sus propriedades.

Entre las muchas propuestas del Marqués hay la de imponer una ley de límite máximo de horas de trabajo y mínimo de trabajo díario. El objetivo era de crear una correspondencia mutua de deberes y derechos armonizando las relaciones entre ambas partes y promoviendo la exploitación de las tierras en proporciones equitativa y justas para todos.

Estas ideas inspiradas en principios socialistas, ya presentes en las sociedades obreras de ayuda mutua nacidas por la fin del siglo diecinueve para hacer frente a la falta de formas de seguridad social de asistencia sanitaria y de trabajo.
Se distinguió entre los demás por su amplia cultura y sensibilidad, aspectos que su hijo Falcone ha perfectamente representado en su libro “Tonna”.

A pesar de sus compromisos de trabajo se dedicó a la investigación naturalista y a los estudios históricos y arqueológicos.

Publica varias obra de carácter histórico sobre los hechos ocurridos en Crotone como: Quarantacinque giorni di Repubblica in Crotone, 1901; Il 1799 nel Regno di Napoli (1909); Cotrone dal 1800 al 1808, La Magna Grecia (1931-1935), traducción de la famosa obra de François Lenormant, a la que Lucifero dedica sus últimos años de vida.

De carácter científico publicó también algunos artículos dedicados al estudio de la fauna avícola y otros sobre los terremotos ocurridos en Crotone entre 1905-1906.Siempre se esforzó de preservar el medio ambiente y en los hallazgos arqueológicos.

Fue considerado come el máximo pioniero en las exploraciones paletnológicas y paleontológicas en Calabria, a él se debe el hallazgo del cráneo neolítico de “Caría” encontrado en dos tumbas del período neolítico en Girifalco preservadas en el museo de Crotone.

Promovió la construcción del Museo Arqueológico Municipal en el 1910 con la ayuda de Eugenio Albani y Nicola Sculco. Donó al Museo una vasta colección de monedas.

Fue muchas veces elegido como consejal y consejero en el municipio y también delegado escolar durante muchos años.

Falleció el 27 de diciembre 1933 en Roma. Además donó al instituto superior ginnasio “Pitagora” una colección de casi trescientos pájaros disecados.

En el 1983 en ocasión del cincuentenario de su muerte, su hijo Falcone promovió un premio nacional “Armando Lucifero” dirigido a jóvenes intelectuales que publicaron obras de carácter histórico sobre Calabria, de la prehistoria a la edad contemporánea.

En la misma ocasión algunas de sus obras más famosas como “Mammalia Calabria”, “ Il 1799 nel Regno di Napoli” y “ La Magna Grecia” fueron republicadas.

Carlo Turano (1864-1926)

Carlo Turano nacque a Crotone il 1° gennaio 1864 da Francesco ed Erminia Martino. Dopo aver compiuto gli studi superiori a Reggio Calabria e quelli di Giurisprudenza a Napoli, nel 1889 conseguì l’idoneità notarile. Il 2 novembre del 1892 venne eletto sindaco della città, presentando un programma amministrativo progressista per l’epoca; prevedeva, infatti, la realizzazione dell’acquedotto cittadino e la modifica dei criteri distributivi dei pesi fiscali, “sposandosi fina da subito con la causa dei meno abbienti, dei lavoratori delle officine e dei campi calabresi”. Sposò Aurelia Macrì dalla quale ebbe tre figli: Francesco, morto a 18 anni per una malattia sconosciuta, Federico, che si laureò in Giurisprudenza e Luigi, che preferì diventare medico. Fu eletto più volte sindaco di Crotone e Consigliere provinciale. Nel luglio del 1891 fondò e diresse la rivista “”Il Popolo”, settimanale di ispirazione socialista che divenne organo del Gruppo socialista elettorale aderente alla Federazione socialista calabrese nata con il primo Congresso Regionale di Palmi nel 1896. Morì il 23 febbraio 1926. Il Comune di Crotone volle onorarlo provvedendo alle spese del suo funerale come si evince dalla Delibera del Commissario Prefettizio n. 169, 20 Maggio 1926 che riporta quanto segue:

Ritenuto che il 23 febbraio u. s. è qui deceduto l’Avvocato Carlo Turano, cittadino insigne, amministratore esemplare, che aveva dedicato trent’anni della sua vita e tutta la forza del suo ingegno, poderoso, della sua vastissima coltura, della sua mirabile attività, al progresso e al bene della Città natia. Infatti non vi è opera pubblica già costruita od in via di attuazione, non vi è pratica interessante lo sviluppo e l’avvenire di questo Comune, che non risalga a lui. Di nuovo a Carlo Turano alla sua instancabile attività, al suo infinito amore per Cotrone, la Scuola Industriale, l’acquedotto, la fognatura, l’illuminazione elettrica, l’edificio scolastico, le case popolari e tutto quanto altro Cotrone ha raggiunto nell’ultimo trentennio; come del pari si deve a lui la vittoria dell’annosa causa per i contributi portuali, che ha fatto realizzare ai Comuni del Circondario ed alla Provincia molti milioni di lire; come egualmente a Carlo Turano devesi la trattazione di ogni pratica attinente al bene del Comune, della Provincia, della Regione tutta. Così che la perdita di un Uomo tanto insigne, non è stato soltanto lutto per Cotrone, che lo ebbe suo amministratore per oltre trenta anni, non solo della Provincia, che lo ebbe fra i suoi più autorevoli Consiglieri, ma della Calabria tutta, che con Lui ha perduto uno fra i migliori suoi Figli, l’assertore continuo, tenace, perseverante dei suoi Diritti;
Ritenuto che la Cittadinanza intera senza distinzione di classe o di partito, dopo avere reso onoranze veramente solenni al Grande Scomparso e dopo aver iniziato una sottoiscrizione per elevargli un monumento in marmo, ha chiesto che il Comune, come Ente che comprende i cittadini tutti, dia direttamente una prova del lutto unanime con atto che sia l’espressione del sentimento della Cittadinanza stessa;
Considerato che l’Uomo immaturamente perduto merita da parte dell’Amministrazione del Comune, in interpretazione dell’unanime Sentimento della cittadinanza, un atto che segni il riconoscimento degli elettissimi meriti di Lui, le altissime sue benemerenze, la gratitudine dei cittadini;
Veduta la vigente legge Comunale e Provinciale;
Assunti i Poteri del Consiglio;

Delibera:
Che le spese dei funerali di Carlo Turano siano sostenute dal Comune, e che non eccedono la L.5.000=.

Nel 1987 la famiglia Turano ha manifestato la volontà di donare al Comune di Crotone la sezione giuridica della biblioteca appartenuta a Carlo Turano. Per espresso desiderio delle nipoti Elena ed Annalisa, questo patrimonio librario è stato messo a disposizione della Biblioteca Comunale di Crotone, che nel 1998 ha inaugurato il Fondo dedicato all’illustre cittadino, che comprende anche un ritratto di Turano su tela eseguito dal pittore Giovani Scalise e diversi autografi, tra cui una pergamena con le raccolte delle firme dei cittadini che si quotarono per l’erezione del suo Monumento.


Carlo Turano was born in Crotone on January 1st 1864 from Francesco and Erminia Martino. After having accomplished his higher education in Reggio Calabria and legal studies in Naples, in 1889 achieved his notary suitability. On November 2nd 1892 was elected mayor, and subsequently presented a administrative program quite progressist for the times that included the construction of a city aqueduct and the modification of the distributive standards and taxation ” moving in favour of the poorest, of the workers of workshops and fields of Calabria.” He married Aurelia Macrì with whom had 3 children: Francesco died at 18 due to an unknown disease, Federico graduated in law and Luigi that preferred to become a doctor. He was multiple times elected mayor in Crotone and provincial councillor. On July 1891 founded and led the weekly journal “ Il Popolo” of socialist inspiration that become organ of the socialist electoral group adherent at the calabrese socialist Federation, born successively at the first Regional Congress of Palmi in 1896. He passed away on the 23rd January 1926. The City of Crotone wanted to honour him by taking care of the expenses of his memorial service as it can be deducted as followed in the decree of the Prefectural Commissioner n.169, on May 20th 1926:
Considering that on February 23rd, is here deceased The Lawyer Carlo Turano, eminent citizen, exemplary administrator, who had dedicated 30 years of his life and all of his intellect and vast culture to his admirable work for the progress and the good of his hometown. In fact there is no public opera already built or in construction, there is no relevant development in this city not owed to him. Once again for Carlo Turano and his infinite love for Crotone,for the project of the industrial school, the sewerage system, electrical lightning, the school building, public housing and everything that Crotone has reached in the last 30 years; and the victory of the long-standing case for the contributions of the harbour. The loss of a man so admirable wasn’t only a mourning for the city of Crotone but for all the Province and Region. The entire population of Crotone not only honoured his loss but even moved unanimously to erect a statue in his memory as expression of the recognition for his relentless work.
In 1987 the Turano family manifested the will to donate the entire juridical section of Carlo Turano’s library to the City of Crotone. Furthermore as wanted by his granddaughters Elena and Annalisa, this library eritage is put at the dispositions of the municipal library of Crotone, that in 1998 even inaugurated a fund in his memory, which includes a portrait on canvas of the same Turano by the painter Giovanni Scalise and many autographs, among which a parchment with all of the signatures of the citizens that signed for the erection of a monument to his memory.


Carlo Turano nació en Crotone el 1/01/1864 de Francesco y Erminia Martino. Después de completar los estudios superiores en Reggio Calabria y los estudios de jurisprudencia en Nápoles, en el 1889 obtuvo la idoneidad notarial. El dos de noviembre 1892 fue elegido alcalde del la ciudad, presentando un programa administrativo progresista para la época. El programa cubría la realización de un acueducto de la ciudad, la modificación de lo criterios de distribuición de los pesos fiscales, de la condición de los más pobres y de los trabajadores de talleres y campos calabreses. Carlo Turano se casó con Aurelia Macrí con la que tuvo tres hijos: Francesco que murió a los 18 por una enfermedad desconocida, Federico que se graduó en derecho y Luigi, que prefirió ser doctor. Fue elegido muchas veces alcalde de la ciudad de Crotone y también concejal municipal. En julio 1891 fundó y dirigió la revista semanal “ Il Popolo” (El Pueblo), de inspiración socialistas que se convirtió en organismo del Grupo Socialista electoral perteneciente a la Federación Socialista calabreses creada con el primer congreso Regional de Palmi en el 1896. Murió el 23 de Februero 1926. La ciudad de Crotone quiso honrarlo cubriendo los gastos de su funeral, como está escrito en la resolución del comisario prefecto n.169, el 20 de mayo 1926.

“El 23 de Februero falleció en Crotone el abogado Carlo Turano, ilustre ciudadano y administrator, que dedicó treinta años de su vida, toda su fuerza, su vasta cultura en su admirable actividad para el progreso y el bien de su ciudad natal. A él se debe la construcción de la Escuela Industrial, el acueducto, la alcantarilla, la iluminación eléctrica, el edificio escolar, las viviendas sociales, la victoria de la vieja causa para las contribuiciones portuarias y por todo lo que Crotone ha alcanzado en los últimos treinta años. Su muerte no fue solo una pérdida para la ciudad de Crotone, però tambien para la Provincia, la Región y para toda la población que quiso honrar su memoria con la construcción de un monumento en mármol.”
En el 1987 la familia Turano expresó su voluntad de donar a la ciudad de Crotone la sección jurídica de la biblioteca pertenecida a Carlo Turano. Come expresado por sus nietas Elena y Annalisa, este patrimonio bibliográfico fue puesto a disposición de la biblioteca municipal de Crotone y en el 1998 fue inaugurado el fondo dedicado al ilustre ciudadano, que incluye también un retrato de Turano realizado por el pintor Giovanni Scalise. El fondo incluye también varios autógrafos y un pergamino con las collecciones de firmas de los ciudadanos que quisieron la costrucción de un monumento en su honor.

 

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