Kroton Megas

 
Perimetri dell'antica Kroton con l'originaria linea di costa
Perimetri dell'antica Kroton con l'originaria linea di costa

Estensione di una polis: Kroton Megas
La difficoltà di compiere indagini mirate e programmate all'interno della cinta muraria antica a causa del sovrapporsi della città moderna, non ha finora permesso di sciogliere alcuni nodi fondamentali circa l'organizzazione urbana di età greca. Ma, nonostante la ricerca sia ancora frammentaria, i risultati sin qui conseguiti confermano sempre di più l'immagine della "grande Crotone" (Kroton megas) che Diodoro Siculo (IV, 24) ricordava essere stata predetta da Eracle agli indigeni che l'eroe aveva incontrato sul promontorio Lacinio. Desta impressione, infatti, la presenza assai diffusa di attestazioni materiali nell'area compresa tra l'altura del Castello (m 28 s.l.m.) a sud, le dorsali collinari di Santa Lucia, della Carrara, del Cimone Rapignese e della Batteria (m 43,80 s.l.m.) ad ovest, e a nord, oltre il fiume Esaro, la piana antistante l'ex area industriale Montedison-Pertusola, per una superficie complessiva che ammonta a circa 618 ettari. Stando a questo dato, si doveva trattare di una delle più grandi città dell'antico Mediterraneo. Basta mettere a confronto l'estensione riscontrata con quella di altre città antiche come Locri (300 ettari), Paestum (120 ettari), Metaponto (150 ettari). Possiamo quindi considerare l'antica Kroton pari per importanza a città come Corinto, Atene, Mileto e la vicina Sibari. Gli archeologi, sulla base degli elementi finora raccolti, tendono ad ipotizzare un'occupazione simultanea di tutta l'area sopra indicata, già a partire dalla fondazione (ultimo quarto dell'VIII secolo a.C.). Tuttavia, al momento non si è in grado di ricostruire la concreta forma di un insediamento per nuclei abitativi sparsi (katà kòmas, secondo l'espressione usata dallo storico Tucidide per Sparta) oppure di un abitato definito nelle sue case (oikoi) o nei muri di confine dei singoli lotti (klèroi), poiché questi più remoti livelli non hanno ad oggi restituito strutture. In ogni caso, le attività di indagine e tutela della Soprintendenza Archeologica hanno col tempo acclarato l'andamento del circuito murario della città greca determinandone lo sviluppo di massima.  Un rilevante contributo viene in particolar modo dall'aver riconosciuto la dislocazione di varie aree di sepoltura. Nel mondo greco, infatti, fin dal periodo più antico, limitazioni di carattere sacrale separavano nettamente la "città dei vivi" (lo spazio dei santuari, delle aree pubbliche, delle abitazioni e delle aree produttive) da quella "dei morti", destinata alla sepoltura dei membri della comunità. Anche a Crotone, fin dalla prima generazione coloniale, si impiantarono necropoli, la più importante (e al momento meglio indagata) delle quali è quella di località Carrara. Altre sono le aree cimiteriali trovate al di fuori della cinta muraria dell'antica polis achea ed in parte indagate nei moderni quartieri di Tufolo  (1974), contrada Vela (1976) e San Francesco (2005); ma quella dimensionalmente più rilevante rimane ad oggi la Carrara. Qui gli scavi condotti in quattro differenti momenti (Carrara I, II, III e IV), hanno permesso di indagare un'area superiore a due ettari e di esplorare un totale di più di settecento tombe, che dimostrano l'uso cimiteriale dell'area per parecchi secoli, almeno dall'inizio del VII secolo a.C. fino ai primi del III secolo a.C. Non deve comunque sorprendere la grande estensione di un aggregato urbano tanto antico, dal momento che anche le fonti letterarie sembrano confortare in tal senso. Nello specifico lo storico romano Tito Livio (XXIV 3, 1), il quale ricorda che, al momento delle guerre pirriche (280-275 a.C.), la città di Crotone era interamente fortificata per un'estensione totale di 12 miglia (corrispondenti a km 17,778 considerato che un miglio romano è pari a m 1481,5).

 
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