

Le coste basse e sabbiose del litorale ionico sono interrotte nei pressi di Crotone da frastagliamenti rocciosi di calcarenite fossilifera, che si intervallano alle caratteristiche dune di argilla azzurra.
Queste falesie che sono comprese tra Capo Alice e Capo Rizzuto, sono noti dall' antichità come promontori Japigi, attorno ai quali sono fioriti numerosi miti legati per lo più ai nostoi degli eroi greci, alle gesta di Heracle, al culto solare di Apollo e a quello di Hera
Il fiume Neto è anch'esso oggetto di una leggenda. Si narra che le navi troiane navigando in cerca di una terra ospitale, che potesse diventare una nuova patria, si fermassero a fare rifornimento di viveri ed acqua nei pressi del fiume Neto. Le donne troiane, incantate dalla bellezza dei luoghi e stanche delle lunghe peregrinazioni, avendo scelto di rimanere, contro il parere dei loro uomini, incendiarono le navi. Da questo episodio il fiume prese il nome di Nauaethos, che deriva dalle parole greche nais (nave) e aeto (ardo).
Un' altra leggenda riporta lo stesso fatto, attribuendolo però alle sorelle del re Priamo, prigioniere degli Achei, che avrebbero dato fuoco alle navi, per sottrarsi alla schiavitù, e con successive lusinghe convinsero i loro carcerieri a non riprendere il mare.
Anche il piccolo corso dell' Esaro ha la sua leggenda: il giovanetto Esaro andava a caccia di cervi, che erano numerosi nella zona, ed inseguì una cerva che portava sul collo un nastro di consacrazione. Esaro incurante la ferisce, la cerva si butta nel fiume, egli la insegue e sprofonda nel fiume, che poi prenderà il suo nome.
La testa laureata dell' eroe Aisaros accompagnata dal suo nome, decora il dritto di una delle monete d' argento di Crotone, mentre su un' altra di bronzo si vede la testa del dio del fiume imberbe e con la fronte munita di due piccole corna.
Alla sorgente del fiume, sita a qualche chilometro dalla città vi era uno dei templi extramuranei dedicato ad una divinità femminile.

Crotone ed il promontorio Lacinio sono oggetto di numerosi miti, che intervengono in varie fasi della vita della città, a cominciare dalla sua fondazione.
La sua fondazione storica è legata al culto di Apollo, attraverso il responso dato dalla Pizia di Delfi al suo ecista, Miscello da Ripe.
I grandi santuari dell' antichità praticavano l' arte della divinazione a scopo sociale, politico e religioso e per questo venivano interrogati prima che fossero intraprese imprese importanti, quale la fondazione di una città.
Del resto i racconti letterari sono confermati dalle antiche monete crotoniati, gli staderi incusi, che già dal VI° sec. a. C. hanno come emblema dominante il tripode delfico, legato al culto di Apollo, particolarmente venerato in città e legato poi alle dottrine di Pitagora, di cui si diceva che fosse l' incarnazione di Apollo Iperboreo.
La fondazione mitica fa intervenire Ercole come ecista della città. Questi sono i fatti narrati: Ercole, con i suoi buoi, sacri ad Iperione si ferma a Capo Lacinio, ospitato dall' eroe locale Kroton, genero di Lacinio, che a sua volta è fratello di Alcinoo, l' omerico re dei Feaci.
Un ladrone nella notte cerca di rubare la mandria, Ercole interviene e per errore uccide l' amico Kroton.
Ercole riunisce la popolazione indigena e, dopo aver eretto una tomba monumentale, vaticina che su quella tomba sarebbe sorta una famosa città che avrebbe eternato il nome del morto.

Tra gli eroi pellegrini, approdati presso il Lacinio, vi è anche Ulisse, l' eroe dal "multiforme ingegno", infatti gli scoliasti hanno identificato in una delle due isolette che le carte antiche riportano nel tratto di mare antistante alla costa crotonese e note come Dioscoron e Calipso, l' isola di Ogigia di cui parla Omero. Era questa l' isola in cui era la dimora di Calipso, la ninfa dal "crin ricciuto"( da questo epiteto forse deriva il toponimo Capo Rizzuto, dato ad uno dei capi)
Forse gli scoliasti, nel collocare in questi posti l' estesa isola di Ogigia, tennero conto che si trovavano in linea d' aria ad est di Corfù, dove, narra Omero, Ulisse fu poi sospinto dal vento.
Tuttavia è difficile riconoscere lungo la costa l' esistenza di una grande isola, con lussureggiante vegetazione, qual' è l' Ogigia descritta da Omero, anche se è certo che nelle vicinanze dei promontori Japigi, vi fossero nell' antichità molti brandelli di terre emerse e di isole piccole.
Oltre alle fonti classiche, quali Plinio e Pseudo Scilace, che collocano a dieci miglie romane dalla costa un arcipelago di cinque isolette, ed alla carte antiche che riportano le due isole menzionate, l' esame delle carte nautiche attuali, che riportano nei paraggi delle secche con dislivelli che arrivano a 300 metri, sembra convalidare tali fonti.

Moltissimi culti accessori e leggende sono legati al grande tempio di Hera Lacinia a Capocolonna: il culto di Tetide che si narra avesse regalato ad Hera il promontorio e il "vago bosco" secondo l' espressione di Timeo; quello di suo figlio Achille in memoria dal quale le donne crotoniati usavano vestire di nero un giorno all' anno, e recatesi al tempio, manifestavano il loro dolore per la morte del grande Achille "alto nove cubiti"
Altro mito legato al tempio del Lacinio è quello di Elena, di cui, si narra, vi fosse una grande immagine dipinta, che il famoso pittore Zeusi aveva realizzato prendendo a modello le fanciulle crotonesi, la cui bellezza era proverbiale, e ritraendo di ciascuno i particolari più belli.
La leggenda intorno al tempio di Hera Lacinia sono innumerevoli: che se qualcuno incideva il suo nome su una tegola del tempio, l' iscrizione sarebbe durata fino alla morte dell' uomo che l' aveva scritta; che nel vestibolo del tempio vi fosse un altare le cui ceneri nessun vento poteva smuovere; che Annibale vi avesse dedicata un' ara con l' iscrizione delle sue imprese in caratteri punici e greci.
Tito Livio così descrive il tempio "Distava dalla nobile città sei miglia il tempio di Giunone Lacinia, più nobile della stessa città, santo presso tutti i popoli. Ivi era un bosco sacro con fitta vegetazione di alberi di alti abeti; in mezzo al recinto aveva lieti pascoli dove ogni genere di bestiame sacro alla dea pascolava senza alcun pastore; a notte le greggi, separatamente, ciascuno secondo il suo genere, ritornavano alle stalle, giammai violati dalle insidie delle fiere o da inganno degli uomini. Pertanto, ricavati grandi frutti da questo bestiame fu fatta una colonna d' oro massiccio e fu consacrata, ed il tempio fu famoso non solo per la santità, ma pure per le ricchezze".

Tali ricchezze tentarono il vincitore Annibale, come riporta Cicerone ."Celio scrive che Annibale volendo impadronirsi della colonna d' oro, che si trovava nel tempio di Giunone, l' avesse fatta perforare ed avendola trovata solida, stabilisce di portarla via. A lui la notte seguente, durante il sonno, apparve Giunone che gli ordinò di non fare ciò, e lo minacciò che se avesse dato seguito alla cosa avrebbe provveduto affinchè fosse privato anche dell' occhio dal quale vedeva bene: e questo consiglio non fu trascurato dall' uomo intelligente. Pertanto da quell' oro che era stato tolto, Annibale curò che fosse fatta una giovenca e la collocò sopra un' alta colonna".
Il nome di Annibale è legato anche a Le Castella, che anticamente si chiamavano Castra Hannibalis, perché, si tramanda, che in questa località il condottiero cartaginese avesse posto i propri accampamenti e che qua fossero accaduti tragici avvenimenti.
Pare che Annibale, avendo ricevuto da Cartagine l' ordine di ritirarsi, preparava l' imbarco delle sue truppe. Avendo con sé un contigente di mercenari italici e non volendo lasciarli liberi, nel timore che potessero passare al nemico, ordinò loro di accompagnarlo in Africa.
Gli Italici si rifiutarono e Annibale, condottili sulla riva, li fece massacrare.
Ancora oggi il mito rivive rielaborato nelle leggende legate ai riti mariani; una leggenda popolare racconta che la Madonna di Crotone è sorella della Madonna Greca di Isola e che, disperse in vari luoghi, vi sono in tutto sette sorelle. Al di là del sorriso che la tradizione suscita, come non rammentare il mito della Pleiadi, delle sette sorelle diventate costellazione?