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seguito di animati dibattiti in città nei primi
del Novecento, il Museo archeologico comunale di Crotone venne
istituito con delibera del Consiglio comunale n. 37 del 15 aprile 1910.
Posto sotto l’alta vigilanza della allora Regia Sovraintendenza, in
esso confluirono consistenti collezioni di materiale archeologico
raccolte nel secolo precedente da privati (famiglie Albani, Lucifero,
Sculco
di Crotone e Sabatini di Cirò). Le collezioni in un primo
momento vennero depositate, temporaneamente, in una scuderia, mentre dal
1933, in seguito ad accordi tra R. Soprintendenza e Comune, furono
esposte nelle tre sale della caserma di Sottocampana, di proprietà
dello Stato
all’interno del castello di Carlo V. Solo allora si provvide a
formalizzare le donazioni, tanto che le varie difficoltà incontrate
nell’istituire il museo – non ultime quelle relative al recupero di
una sede stabile – avevano indotto il barone Giovanni Barracco,
deputato del Regio Parlamento italiano per il collegio di Crotone sin
dai primi anni dell’unità d’Italia, a donare nel 1905 al comune di
Roma, contrariamente alle sue intenzioni iniziali, la sua famosa e
stimata raccolta di sculture
antiche, oggi ospitata
nel palazzo romano de “la Farnesina ai Baullari” e comprendente
marmi da lui acquistati sul mercato antiquario europeo (in
prevalenza quello romano). Molta parte degli oggetti del Museo civico
provenivano comunque da sporadici rinvenimenti in terreni agricoli di
proprietà dei collezionisti o da recuperi nel corso di lavori
effettuati in città: costruzione della ferroviaria (1879),
realizzazione della ferrovia calabro-lucana (1918-19), costruzione della
Banca d’Italia (1930-31). Ma un cospicuo nucleo pervenne anche da
regolari campagne di
scavo che l’illustre archeologo Paolo Orsi effettuò nel
territorio di Crotone (Capo Colonna nel 1910, Punta Alice nel
1924), materiale ceduto dallo scavatore “perché Crotone avesse una
rappresentanza di quanto si trovava” (archivio della Soprintendenza
archeologica della Calabria: lettera di Paolo Orsi ad Armando Lucifero,
12 febbraio
1911). Figura centrale per
la storia della ricerca archeologica
calabrese di quegli anni, primo soprintendente archeologo in
regione,, Orsi ebbe nell’ispettore
onorario, marchese Armando Lucifero, il suo principale referente
su Crotone.
Durante l’ultimo conflitto mondiale, sgomberati i
locali della caserma per
dar posto alla milizia
antiaerea, il
materiale del Museo civico venne,
parte in casa Lucifero, parte nel Liceo classico, da dove passò
successivamente nella chiesa di S. Chiara, e pare che, in
quell’occasione, alcuni oggetti siano stati trafugati. Dopo la fine
della guerra, nonostante il ritorno nella sede primitiva, non fu più
possibile vedere esposto il materiale del Civico fino
all’inaugurazione del Museo archeologico statale, edificato per
l’occasione sulla collina del centro storico (attuale sede), al
quale detto materiale venne consegnato il 6 maggio 1967.L' attuale
allestimento del Museo Archeologico intende essere soprattutto
didattico, ricco di piante e foto di tutti i siti archeologici, in
parte ben noti
ai crotonesi, in un positivo rapporto tra città e Museo, che
ognuno riconosca la sua casa, il suo quartiere, i monumenti antichi
presso cui vive, illustrati nel
modo più semplice e diretto. La prima novità, a parte l’aspetto
rinnovato della facciata, la si incontra nell’elegante punto di
accoglienza per il pubblico, nel bookshop affidato, in ossequio alla
legge Ronchey sui servizi aggiuntivi, alla società Novamusa.
Il visitatore incontra al piano terra, i reperti più noti, come la
stele in marmo delle isole greche dalla necropoli
dell’antica Kroton,
,
dove l’ignota fanciulla in pesante peplo sembra salutare, immortalata
nel marmo, lo sconosciuto personaggio ammantato. Al piano superiore
rifulge il famoso diadema della Dea del Lacinio, frutto dei più recenti
scavi della Soprintendenza a Capo Colonna, e con il complesso degli
splendidi doni votivi. Molti di questi splendidi oggetti sono stati,
come è noto, durante il periodo di chiusura del museo per restauri,
ammirati anche a Roma, al Museo Barracco, ad Atene, infine a Londra.
La
parte espositiva risulta costituita da due sezioni principali, concepite
secondo un criterio essenzialmente topografico: al piano terra la città,
al primo piano il territorio. Al piano terra un accurato apparato
documentario illustra la storia della città dalla preistoria al
medioevo, con approfondimenti sui principali fatti (fondazione,
atletismo, scuola filosofica di Pitagora) e personaggi (Pitagora,
Milone, Democede, Alcmeone) che resero famosa Kroton, fondata dall'acheo
Myskellos, quale centro di particolare spicco nella storia della cultura
della magna Grecia. Una grande pianta della città moderna indica i
cantieri in cui la Soprintendenza archeologica della Calabria ha
effettuato gli interventi che consentono oggi di ricostruire la maglia
urbana antica. In corrispondenza di questa pianta, due grandi vetrine
presentano i materiali più significativi, provenienti da quegli scavi.
Di particolare importanza i dati emersi dallo scavo dell'area
dell'antico Kerameikpos (quartiere ceramico) dove venivano realizzate le
produzioni artigianali della polis: ceramica a rilievo, coroplastica,
ceramica comune, vernice nera, terrecotte architettoniche. Altre vetrine
esporranno inoltre
i
corredi tombali più
cospicui
della Carrara, una
delle principali necropoli della città greca (ceramica
attica a figure nere e rosse), nonché materiali già
appartenenti a vecchie collezioni raccolte nell'Ottocento da nobili del
luogo. Al primo piano, alle vetrine con materiali di oggetti provenienti
da varie località del Marchesato (Cotronei, Strongoli, Zinga, Le
Castella), si affiancano quelle relative ai principali santuari greci
individuati a Crotone (Vigna Nuova) o nel suo territorio (S.Anna, Capo
Alice,
Capo Colonna. In
corrispondenza trovano spazio anche le principali manifestazioni
della cultura architettonica crotoniate (edifici del santuario di Hera
Lacinia a Capo Colonna, tempio di Apollo a Cirò, tetto del sacello di
S.Anna). Il
percorso museale culmina nella sala dedicata al Tesoro
di Hera, una serie di oggetti metallici in bronzo, argento e oro (si
segnala in particolare il ricco diadema in oro) rinvenuti
nell'edificio di culto più antico sinora rintracciato nel Santuario di
Capo Colonna (nel quale era probabilmente custodita l'immagine della
divinità) i quali hanno costituito il nucleo principale di una mostra
itinerante (Roma, Sassari, Londra, Atene) realizzata in occasione delle
manifestazioni legate all'anno dei Greci in Occidente.
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